Esistono delle storie motivazionali con morale molto belle e intense. In questo articolo ne ho raccolto alcune per te per farti riflettere su determinati aspetti della vita.  

A chi non piacciono le storie? Sopratutto quelle tratte da avvenimenti realmente accaduti e che ti portano a rivalutare le tue convinzioni. 

Da piccoli eravamo abituati ad ascoltare storie anche inventate che ci facessero sognare o sentire bene, tuttavia crescendo si cerca di nascondere il lato del “bambino” che è in noi e non si cercano più storie e racconti utili. 

In questo articolo ho raccolto sette storie motivazionali con morale… alcune sono accadute realmente mentre altre sono inventate, riuscirai a capire subito quali sono reali e quali no ma tutte ti daranno una bella carica di energia. 

Iniziamo!

storie motivazionali con morale

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Storie Motivazionali con Morale: Og Mandino

1- L’incredibile storia di Og Mandino

Nel novembre del 1958, Augustine, chiamato da tutti Og, sta osservando nella vetrina di un negozio una pistola. Da diverso tempo pensa di farla finita e di suicidarsi. Ha 35 anni, è senza un lavoro e una famiglia, si sente solo e depresso. Guardando la pistola ripensa a quando ha perso la casa. In dieci anni di matrimonio ha accumulato tantissimi debiti. Il suo modo di affrontare le difficoltà è quello di bere. Tutti i giorni, va al bar per bere e dimenticare la situazione in cui vive. Gli restano solo una macchina, 30 dollari in tasca e qualche vestito. Og, continua a fissare la vetrina, è convinto che comprando la pistola i suoi problemi finiranno. In quel momento, i ricordi della sua infanzia tornano ad affiorare nella sua mente. Da piccolo voleva diventare uno scrittore di successo. Sua madre lo ha sempre sostenuto, fino al giorno in cui un infarto mise fine alla sua vita.

La strada che aveva intrapreso come giornalista non aveva portato i frutti sperati e lo aveva solo riempito di debiti. Il suo matrimonio era fallito. Ecco perché davanti a quella vetrina, Og, considerava l’idea del suicidio. Per qualche motivo decide di continuare a camminare, fino ad arrivare all’ingresso di una biblioteca. Decide di entrare e rimane molto colpito dai libri di autoaiuto. Og, decide di andare ogni giorno in biblioteca per leggerli tutti, così passa i mesi successivi a studiare tutto ciò che trova per migliorare la sua vita. 

Quei libri lo cambiano profondamente. Decide di vendere polizze assicurative per la compagnia di Clement Stone, uno degli autori che più di tutti aveva ispirato Og, nei suoi pomeriggi in biblioteca. L’azienda accetta di dargli un lavoro e Og porta la compagnia a fatturare 5 volte di più. La sua mentalità era cambiata completamente, aveva smesso di piangersi addosso e ora si impegnava più degli altri. Per soddisfare il desiderio di spiegare le strategie apprese ad altre persone, Og, iniziò a scrivere dei libricini motivazionali. Uno di questi testi arriva all’ufficio della direzione e i suoi superiori lo chiamano per fargli dirigere una testata giornalistica interna all’azienda.

In qualche anno la testata diventa nazionale e attira l’interesse di una casa editrice, che contatta Og per scrivere un libro. È il sogno di una vita e Og firma per “il più grande venditore del mondo”, un best-seller che ha venduto più di 30 milioni di copie in tutto il mondo. Og mandino, morì nel 1996 dopo aver realizzato e superato i suoi sogni più grandi. Così l’uomo che pensava di suicidarsi, ispirò milioni di persone a migliorare la loro vita.

Tratta dal libro:”Storie Impossibili” di Roberto Cerè 

Ordinalo dal Giardino dei Libri
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2- Il Pellegrino e i 3 Spaccapietre 

Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.
Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
“Che cosa fai?”, chiese anche a lui, il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.
E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

Se ti sono piaciute queste due storie motivazionali con morale le prossime le amerai! 


Storie Motivazionali con Morale 

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3- Il Corpo Come Tempio

Bodhidharma non poteva fare a meno di sorridere. La vista dei monaci piegati in due dal freddo lo faceva ridere. Aspiranti santi senza la forza di resistere ad un pò di freddo. I loro spiriti erano il riflesso del loro corpo: debole, curvi, sgraziati. Avevano dimenticato che nel loro corpo c’erano le stesse forze che usavano le tigri o gli altri animali. Come potevano raggiungere le loro mete spirituali, uomini che camminavano come bibliotecari acciaccati? Pensava  “Il mondo non ha bisogno di monaci goffi ma di guerrieri spirituali”. Così Bodhidharma, portò nel tempio una disciplina che forgiava sia lo spirito che il corpo: le arti marziali. Da allora i monaci di Shaolin si allenano nel ring per fronteggiare le loro paure. Dal matrimonio tra Spirito e Materia i monaci hanno imparato a disciplinarsi, ad alzarsi quando vengono atterrati, a combattere per qualcosa di più grande, a difendere chi merita il loro aiuto, e sopratutto non parlano più di come le cose dovrebbero essere ma agiscono per farle accadere.

Una qualità sviluppata sul piano fisico, poi si è in grado di manifestarla anche sui piani emotivo e mentale. Per esempio, se attraverso le arti marziali si sviluppa un maggior equilibrio del corpo fisico e una maggiore sicurezza, automaticamente aumenterà anche il proprio equilibrio nelle emozioni e nei pensieri. Questo permetterà di sentirsi più sicuri, di provare di meno emozioni legate all’insicurezza. Chi percepisce dentro di sè la stessa forza che anima un lupo ha meno motivi di temere il mondo e non emanerà più attraverso i suoi ferormoni, l’odore della paura, e questo inconsciamente verrà percipito da chi gli passa accanto.

Per trarre il massimo da questo concetto devi analizzare quali qualità possiedi e dedicarti ad una disciplina che ti faccia sviluppare le qualità opposte.

Se sei riflessivo, sensibile e magari ti piace leggere libri di spiritualità, alcune discipline da seguire, per sviluppare le qualità che ti “mancano” sono: gli sport da combattimento ( o in alternativa qualche arte marziale), imparare a danzare, specialmente i balli latino-americano. Oppure fare qualcosa che ti faccia prendere molte responsabilità

Invece se tendenzialmente sei più focalizzato su risultati pratici e materiali allora alcune discipline da seguire, per sviluppare le qualità che ti “mancano” sono: leggere molti libri, fare volontariato, seguire corsi, video o siti di spiritualità;


Importante: Se desideri apprendere una strategia potentissima per riprogrammare il tuo subconscio puoi farlo tramite una semplice tecnica mentale che sembra sia stata utilizzata da uno psicologo Russo nel 1971 per sbloccare in modo quasi istantaneo il genio di atleti, pittori e performer. Trovi il video qui: “ 

Nel video gratuito scoprirai la strana storia di uno degli esperimenti sul potere del cervello più controversi di sempre (che tuttavia sembra abbiano prodotto risultati sorprendenti).


Ecco una delle storie motivazionali con morale che fanno riflettere sugli eventi della vita: 

4- Le Coincidenze esistono 

Alla fine del 1800 un contadino stava arando i campi del Nord della Scozia, e ad un certo punto sente un bambino urlare, si mette a correre e trova nella palude vicina un bambino che sta affondando.

Il contadino aveva un rastrello con sé e lo utilizzò per salvare la vita del bambino. La mattina dopo, davanti la sua fattoria arriva una carrozza, con dentro il bambino che era stato salvato il giorno prima.

Era il figlio di un ricco latifondista, che ringrazia il contadino dicendo << lei ha salvato mio figlio, la voglio ricoprire d’oro>>. Il contadino gli risponde << no grazie, ho fatto solo il mio dovere>>.

Così il ricco proprietario terriero, fa un cenno al cocchiere per andarsene. In quel momento esce dalla piccola fattoria, il figlio del contadino.

Allora il latifondista chiede <<Lasci almeno che mi occupi dell’educazione scolastica di suo figlio>>. Il contadino accetta.

Il bambino studiò e crescendo si laureò in medicina. Ottenne il premio Nobel per la medicina. Scoprì la penicillina, salvò milioni di persone, il suo nome era Alexander Fleming. Il bambino salvato dal contadino (figlio del latifondista) molti anni dopo si ammalò e venne salvato proprio dalla penicillina. Anche lui ricevette il Premio Nobel, ma per la letteratura. Il suo nome era Winston Churchill

Se vuoi leggere altre storie dove le coincidenze sono le protagoniste allora leggi l’articolo:Come Funzionano le Coincidenze


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Storie Motivazionali con Morale 

5- La mitica Bebe Vio 

Ad 11 anni Beatrice ha avuto la maningite, è sopravvisuta ma gli hanno ambutato le braccia sotto il gomito e le gambe sotto le ginocchia. Dopo 104 gioni in ospedale Bebe è tornata a casa. 

Un giorno durante le medicazioni (aveva le ferite aperte) si mette a gridare “Io mi suicido!” e il padre che è lì al suo fianco le dice “Ma smettila! E goditi quello che hai perché la vita è una figata.”  Questa frase fa riflettere Bebe che da quel giorno, grazie alla grinta che la contraddistingue inizia a raggiunge un obiettivo importante dopo l’altro. Certo con mille difficoltà ma sempre con il sorriso sulle labbra. 

Bebe ama la scherma e tra le altre cose ha vinto due medaglie alle Paralimpiadi di Rio nel 2016, il Mondiale nel 2015, l’Europeo nel 2014 e 2016.

Racconta la sua esperienza nel libro “Se Sembra Impossibile allora si può Fare” ed ecco alcune sue considerazioni: 

Secondo una teoria, che la mia famiglia e io condividiamo, le persone con disabilità si dividono fra rancorosi e solari. I rancorosi sono la maggior parte e sono arrabbiati con il mondo per quello che gli è successo. I solari, invece, hanno deciso di viverlo come un’opportunità. Non domandatevi “perché è successo proprio a me” chiedetevi:” come posso fare per ricominciare da qui?” 

Cominciate a cercarvi un sogno perché i sogni sono tutto nella vita.  


6- Ciò che Conta Davvero 

Un uomo morì. Appena varcata la soglia dell’aldilà vide Dio, con una valigia, che gli veniva incontro.
E Dio disse:
– Figlio, è ora di andare.
L’uomo stupito domandò:
– Di già? Così presto? Avevo tanti progetti…
– Mi dispiace ma è giunta l’ora della tua partenza.
E si incamminarono. Curioso l’uomo chiese a Dio:
– Cosa porti nella valigia?
E Dio gli rispose:
– Ciò che ti appartiene.
– Quello che mi appartiene? Porti le mie cose, i miei vestiti, i miei soldi?
Dio rispose:
– Quelle cose non ti sono mai appartenute, erano del mondo.
– Porti i miei ricordi?
– Quelli non ti sono mai appartenuti, erano del tempo.
– Porti i miei talenti?
– Quelli non ti sono mai appartenuti, erano delle circostanze.
– Porti i miei amici, i miei familiari?
– Mi dispiace, loro mai ti sono appartenuti, erano compagni di viaggio.
– Porti mia moglie e i miei figli?
– Loro non ti sono mai appartenuti. Ti sono stati solo affidati.
– Porti il mio corpo?
– Non ti è mai appartenuto. Era della polvere.
– Allora porti la mia anima?
– No, l’anima è mia.
Allora l’uomo, di scatto, afferrò la valigia per guardarvi dentro e, con le lacrime agli occhi disse:
– Ma è vuota! Allora non ho mai avuto niente?
– Beh, le cose materiali, per cui hai tanto lottato, non puoi portarle con te. Il vero bene della vita è  l’amore. I tuoi gesti d’amore sono importanti, il resto non conta nulla.


L’ultima delle storie motivazionali con morale è: 

7- L’elefante e le convinzioni limitanti 

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In un circo l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri.
E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Era davvero un bel mistero.
“Che cosa lo teneva legato, allora?”
“Perché non scappava?”

Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi.
Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante.

Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato.
Allora posi la domanda ovvia: “Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”.
Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.
Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta:
l’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.
Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto.
Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi.
Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui.

Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora…
Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino.
L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita.
E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo.
E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…

Perciò se ci sono delle sfide che non sei riuscito a superare in passato questo non vuol dire che non ci puoi riuscire oggi, perciò riprova con più determinazione! 

Racconto di Jorge Bucay tratto dal libro “Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere”

E a te quale di queste storie motivazionali con morale ti è piaciuta di più? 


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