Storie Motivazionali, Io le adoro. Sopratutto se sono tratte da storie vere. In questo articolo trovi tre storie motivazionali realmente accadute. Leggile con attenzione perché da queste storie motivazionali puoi imparare un sacco di cose.

Storie Motivazionali: ad un passo dall’oro

Durante la corsa all’oro, anche uno zio di R.U. Darby fu preso da quella “febbre” e si trasferì nell’ovest per scavare e diventare ricco. Comprò pala e piccone e dopo alcune settimane di lavoro, venne ricompensato con la scoperta di una vena d’oro. Gli servivano altri macchinari per portarlo in superficie e così, nascose la cava e tornò a casa. Subito rivelò il “colpo” ai parenti e ad alcuni amici. Misero tutti insieme i soldi necessari e Darby e suo zio, ritornarono alla miniera.

Il primo vagone del minerale fu estratto e spedito a una fonderia. La resa dimostrò che avevano trovato una delle miniere più ricche di tutto il Colorado. Qualche altro vagone d’oro e avrebbero potuto saldare tutti i debiti e diventare ricchi. Le trivelle scavavano instancabilmente. Le speranze di Darby e dello zio si rafforzavano sempre di piu’ ma poi accadde qualcosa: scomparve la vena del minerale aurifero. Continuarono a scavare, cercando disperatamente di ritrovare la vena, ma non ci riuscirono.

storie motivazionali

 

Infine, decisero di rinunciare. Vendettero le macchine ad un negoziante per poche centinaia di dollari e tornarono a casa molto delusi. Il negoziante, si rivolse ad un ingegnere minerario, che gli suggerì di riprendere a scavare ad appena un metro da dove i Darby si erano fermati. I suoi calcoli erano giusti, il negoziante trovò l’oro ad appena un metro da dove i Darby si erano fermati. Il negoziante era felicissimo e ricavò milioni di dollari dalla miniera d’oro…e Darby imparò che: essendo tenaci si diventa vincenti

 


Scopri Gratuitamente Come Essere Felice e Ricevi il Materiale Esclusivo

[wysija_form id=”2″]


Storie Motivazionali: Wilma Rudolph

storie motivazionali

Ventesima di ventidue figli di una povera famiglia del Tennessee, Wilma dovette subito combattere contro la “sfortuna” quando le fu diagnosticata la poliomielite. Un brutto colpo, che però non piegò l’animo della giovane ragazza e della sua famiglia: ogni settimana, infatti, i familiari – mamma Blanche in testa – di Wilma l’accompagnavano all’ospedale riservato ai neri distante molti chilometri da dove abitavano per sottoporla a massaggi, cure e terapie.

Dopo 5 anni e quattro sedute di massaggi al giorno Wilma fu in grado di sbarazzarsi del tutore. Due anni dopo aveva già smesso di indossare la scarpa ortopedica e si era buttata in strada a sfidare i maschi del quartiere nel salto e nella corsa. In poco tempo entrò nella squadra di basket mettendo in mostra impressionanti doti atletiche . Già questo fu un successo, anzi i medici lo dichiararono un miracolo.

«Il medico disse a mia madre che non avrei più camminato – ha raccontato Wilma Rudolph nella sua autobiografia – ma mia madre non ci volle credere e mi disse che sarei guarita. Finii per credere a mia madre»

Superare la poliomielite è un ottimo risultato ma per Wilma ottimo non è abbastanza quando hai le capacità per stupire il mondo.

Si dedicò all’atletica ma perse tutte le gare a cui partecipava. Molte persone gli dissero di mollare tutto e smetterla di “giocare alla campionessa” ma Wilma non accettò che i limiti degli altri diventassero i suoi limiti.E continuò ad allenarsi con costanza.

Vinse le sue prime gare e ci prese così tanto gusto a vincere che sembrava vincente-dipendente 🙂 In poco tempo, Wilma Rudolph divenne una velocista di livello mondiale, guadagnandosi il soprannome di “gazzella nera”. Ad appena sedici anni, partecipò alle Olimpiadi del 1956, vincendo la medaglia di bronzo nella staffetta USA dei 400 metri.

“Ho scoperto che il bronzo non brilla. Così ho deciso che avrei dovuto aspettare 4 anni e puntare direttamente all’oro”.

Così 4 anni dopo alle Olimpiadi di Roma, la “gazzella nera” si presentò con l’obbiettivo di vincere la medaglia piu’ lucicante di tutte, quella d’oro. Il 7 settembre del 1960 a Roma, Wilma Rudolph fu la prima donna americana a vincere ben tre medaglie d’oro nella velocità. Frantumò  diversi record vincendo tre medaglie d’oro rispettivamente nei 100m, 200m e 4x100m. Così la donna alla quale gli venne detto che non avrebbe piu’ camminato vinse 3 medaglie d’oro.

«Non bisogna mai sottovalutare il potere dei sogni e l’influenza dello spirito umano. Siamo tutti uguali sotto questa luce. Dentro ognuno di noi c’è il seme di una potenzialità che ci può rendere grandi.» (Wilma Rudolph )

Storie Motivazionali: Gilbert Arenas

Questa storia motivazionale è presa direttamente dalle parole di Gilbert che raccontò:

Ora gioco col numero zero perché mi ricorda sempre quello che pensavano di me quando frequentavo l’high school, ai tempi del college e anche nell’NBA. Quindi ora gioco con il numero zero perché mi ricorda che devo scendere in campo e combattere. Ogni giorno.
C’erano 2 scuole e alla fine arrivò Arizona, decisi di andare proprio là.

Mi ricordo che mio padre mi disse:”Oh no, non dovresti scegliere quella. Hanno
pregiudizi e quando leggeranno le tue carte spareranno a ‘zero’ ,diranno che
giocherai ‘0’ minuti.” Ma questa idea non mi dispiaceva…
Se devo giocare ‘zero minuti’ allora andrò proprio ad Arizona e me li conquisterò tutti. Tanto nessuno crede in me in nessun caso. NON si trattava più nemmeno di basket, si trattava di dimostrare che si sbagliavano e per questo ci ho dato dentro, sempre più forte fino a che non ho esordito per la prima della stagione.
In realtà ho iniziato a prendermela con questo sport. Sai, se il numero ‘0’ deve
rimanermi incollato adosso, dimostrerò a tutti che si sbagliano fino a che non uscirò dal college.
E’ stato duro, e ci sono stati momenti in cui ho sofferto molto. Insieme a tutte le
difficoltà della vita, nel basket sono passato dalle stalle alle stelle.
Il mio gioco è fatto di spettacolo, ma quando scendo in campo si risveglia la tigre che è in me.
Passai le prime 40 partite della mia carriera nell’ NBA in panchina e anche se 
qualcuno si infortunava o eravamo sotto di venti non c’era verso di togliere la tuta
Mi sentivo inutile, depresso. Avevo perso fiducia in me stesso. Sarò bravo abbastanza? Questo genere di dubbi mi perseguitava.
Non si erano accorti del mio talento, ma neppure di quanto lavorassi duro. Ma una videocassetta dei tempi del college mi ricordò che sì, ero in grado di giocare a basket.
Potevo restarmene lì ad amareggiarmi in panchina, invece iniziai ad allenarmi ed allenarmi a osservare i 
giocatori e quello che facevano in campo. E quando finalmente venne il mio
turno, era come se sapessi già cosa fare.
Dall’ assoluto anonimato, conquistai i riflettori e da allora non mi sono più voltato indietro.
L’unico modo che hai per capire se vali qualcosa è crederci fino in fondo. Questo è il mio messaggio: Se nessuno crede in te, tu credi in te stesso

Storie Motivazionali: Conclusione

Da queste 3 Storie Motivazionali si possono imparare davvero tante cose.

Ecco alcune riflessioni importanti:

1) Puoi realizzare i tuoi sogni se sei disposto a pagarne il prezzo e a non arrenderti alle prime difficoltà.

2) La strada che porta al raggiungimento dei tuoi obiettivi è costellata da difficoltà ed imprevisti. Il modo in cui reagisci alle sfide fa la differenza

3) Non esiste il successo facile e veloce. Le persone di successo si sono impegnata per anni andando avanti quando nessuno credeva in loro. Essendo tenaci si diventa vincenti

Danilo Maruca

E tu, quale lezioni hai imparato da queste storie motivazionali? Le conoscevi già?